It is not '600 #02

  • Andrea Cicala Pozzuoli
  • 2011
  • N. Inv. 18.14.03
  • Edizione 100 + 2 AP
  • Categorie: Concept, Movimento, Still life
Formato S
50x50cm Dimensioni
Digital C Print su carta Fuji DP II Tecnica
Sola stampa Montaggio
 
50x50cm Dimensioni
Digital C Print su carta Fuji DP II Tecnica
Cornice Vetrina Montaggio
 
50x50cm Dimensioni
Digital C Print su carta Fuji DP II Tecnica
Cornice Inglesina Montaggio
 
50x50cm Dimensioni
Digital C Print su carta Fuji DP II Tecnica
Montata sotto plexiglass Montaggio
 
Formato M
70x70cm Dimensioni
Digital C Print su carta Fuji DP II Tecnica
Sola stampa Montaggio
 
70x70cm Dimensioni
Digital C Print su carta Fuji DP II Tecnica
Montata sotto plexiglass Montaggio
 
Formato L
100x100cm Dimensioni
Digital C Print su carta Fuji DP II Tecnica
Sola stampa Montaggio
 
100x100cm Dimensioni
Digital C Print su carta Fuji DP II Tecnica
Montata sotto plexiglass Montaggio
 
120x120cm Dimensioni
Digital C Print su carta Fuji DP II Tecnica
Montata sotto plexiglass Montaggio
 

It is not ’600 è una serie di immagini che racconta la rottura tra mondo classico e mondo moderno. Il Seicento, come testimoniano le opere di Baschenis, Caravaggio, Nessoli, è il secolo in cui il genere della natura morta si è maggiormente sviluppato, interpretando quel senso di precarietà della vita che investì l’Europa in seguito alla Guerra dei Trent’anni e al dilagare di malattie come la peste nera. Ma, se nei dipinti seicenteschi la caratteristica comune a tutti gli elementi simbolici allusivi al tema della caducità era la fissità, l’immobilità e la stasi, nelle opere di Pozzuoli sono il dinamismo, l’esplosione e la forza a farla da padrone, testimoniando un passaggio tra due estremi opposti; dall’essere silenziosa e chiusa nelle proprie paure, la società è ora inarrestabile e incontrollabile, rumorosa e frantumata. Le opere rappresentano una natura morta futurista; siamo nel secolo del progresso, della rapidità, del consumo. Per questo il titolo è un’affermazione ma anche un avvertimento.
Ogni immagine è frutto di un complesso processo: inizialmente viene disegnata la scena, realizzato un bozzetto in cui si definiscono i materiali, i colori e le proporzioni; successivamente ci si sposta in studio dove vengono fotografati gli elementi statici, quali frutta e verdura, e il vetro viene rotto separatamente, catturando ogni singolo attimo di questa esplosione. Solo a questo punto tutto viene montato e composto nella sua forma fotografica finale.
Andrea Pozzuoli sin dalla giovane età esprime il proprio talento artistico cimentandosi nella scultura e nella pittura. Cresce in un ambiente artistico da cui riceve stimoli sia avanguardistici sia tradizionalisti, che lo orientano verso orizzonti nuovi e al contempo lo attraggono verso i valori della classicità. Intraprende un percorso formativo che si inscrive nel segno delle arti visive: frequenta l’Istituto Statale d’Arte a Cantù e conclude gli studi presso il Liceo Artistico G. Terragni, dove inizia a fotografare soggetti da trasporre su tela. Il graduale avvicinamento alla fotografia, seguendo le orme paterne, culmina con l’iscrizione all’Istituto Italiano di Fotografia (IIF) di Milano, dove sperimenta diversi approcci – dalla fotografia di moda alla ritrattistica fino allo still life – per dare forma alla sua personale visione artistica. Nel 2010, in occasione del primo Festival Fotografico Italiano, organizzato dall’AFI – Archivio Fotografico Italiano – presso la Fondazione Bandera per l’Arte di Busto Arsizio, è tra i protagonisti della mostra degli studenti dell’IIF Landscape – Vision from young photographers curata da Erminio Annunzi, fotografo e docente di tecnica fotografica all’Istituto Italiano di Fotografia. L’anno successivo partecipa al MIA – Milan Image Art Fair esponendo con lo stand dell’Istituto Italiano di Fotografia. Sempre nel 2011 è tra i semifinalisti al Premio Cairo nella sezione fotografia. Tre anni più tardi, nel 2014, si ripresenta al MIA – Milan Image Art Fair, dove è protagonista con uno stand personale nella sezione ‘Proposta MIA’, in cui racconta un mondo soggettivo, relativistico, attraverso le fotografie della serie It is not ’600.