Una Teoria Sull’Abbandono Opera 20

  • David De La Cruz
  • 2015
  • N. Inv. 275.16.10
  • Edizione 30 + 2 AP
  • Categorie: Astratto
Formato S
33x50cm Dimensioni
Digital C Print su carta Fuji DP II Tecnica
Cornice Vetrina Montaggio
 
Formato M
40x60cm Dimensioni
Digital C Print su carta Fuji DP II Tecnica
Cornice Vetrina Montaggio
 

Gli scatti che compongono la serie Una teoria sull’abbandono raccontano di luoghi che nascondono storie tutte da scoprire. Luoghi che un tempo popolavano la nostra quotidianità giacciono ora in uno stato di oblio, malinconicamente vuoti e abbandonati, destinati a un’inevitabile decadenza. La natura va insinuandosi in ogni angolo, reclamando ciò che un tempo le fu sottratto dall’uomo, e pian piano riprende il sopravvento sui propri spazi: vetri rotti, muri scrostati, ruggine testimoniano il progressivo incedere di questo declino. Ma, pur avendo perduto la loro funzionalità, gli oggetti e gli ambienti instaurano un particolare legame affettivo con l’osservatore, che è inevitabilmente portato a interrogarsi sulla loro storia. Sono luoghi in cui le tracce della memoria ancora persistono, sopravvivendo ostinatamente al divenire inarrestabile del tempo. Con l’ausilio dell’obiettivo fotografico, David De La Cruz va al di là della realtà apparente, per squarciarne il velo di illusioni e per cogliere la più profonda essenza di questi luoghi; non meri contenitori, ma soggetti significanti. E ne racconta la solitudine, il silenzio, la pace. Questi scatti possono essere letti come una metafora della caducità della vita umana: un tempo vi fu la vita, ora tutto è quiete.
Grande giovane talento, De La Cruz nasce e cresce a Barcellona per poi trasferirsi nel 2011 in Italia. Dopo aver frequentato l’IEFC di Barcellona si laurea in Fotografia, ma non si ferma e continua ad approfondire lo studio della materia attraverso corsi specialistici e laboratori.
La passione diventa un lavoro quando decide di mettersi in proprio in qualità di fotografo freelance. Grazie alle solide basi ottenute all’università e negli anni successivi, De la Cruz si specializza in un particolare stile che lo rispecchia più di altri: si tratta della fotografia documentaristica, caratterizzata da una spiccata capacità di veicolare messaggi al pubblico. L’artista, infatti, se ne serve per spiegare porzioni della realtà che lo circonda, ma anche per evidenziare i sottili legami che connettono uomo e ambiente, il modo in cui l’uomo lo scolpisce o la forza con cui l’ambiente riesce a definire l’essere umano. Tale legame è ben evidente nelle serie Neapolisart, Marquises Spinola, I’m your food.
Il suo talento è riconosciuto a livello internazionale: dal 2010 De la Cruz inizia ad ottenere famosi riconoscimenti e preziose pubblicazioni su grandi testate, come La Repubblica e L’Espresso, oltre alle numerose mostre collettive a cui prende parte sia in Spagna che in Italia.