Rocks in the clouds (studio 18)

  • Karim Carella
  • 2013
  • N. Inv. 284.16.06
  • Edizione 30 + 2 AP
  • Categorie: Paesaggio, Acqua

Osservando la fotografia ci si trova di fronte a un’immensa distesa bianca da cui spunta, come la punta di un iceberg, una roccia scura; l’effetto visivo è potenziato dal contrasto accentuato. La linea dell’orizzonte rimarca una separazione altrimenti impercettibile, quella tra il cielo e la vasta superficie da cui emerge la roccia. Più che di fronte a uno spazio infinito ci si trova al cospetto di una realtà sommersa, di cui è visibile solo la misteriosa pietra nera.
L’artista si appassiona al mondo della fotografia maneggiando la Hasselblad del padre, macchina fotografica svedese di altissima qualità. Per molto tempo scatta per hobby, fino a quando, nel 2008, coglie l’occasione di un viaggio in Canada per avvicinarsi ad un approccio professionale: acquista l’attrezzatura e, da autodidatta, apprende la tecnica e studia il genere del paesaggio. Si ispira ai grandi maestri e ottiene così uno stile sempre più personale: il bianco e nero e il formato quadrato caratterizzano ogni suo scatto. Esplora luoghi e generi, sconfinando nel macro e in uno stile narrativo. Le serie riprendono luoghi deserti e sconfinati, riconoscibili ma indeterminabili, in modo da riprendere frammenti di realtà non collocabili nel tempo e nello spazio. Nello specifico ci riferiamo alle raccolte Effimeri (2010), Lifeblood (20122) e Rocks in the clouds (2012), accomunate dalla centralità di una dimensione eterea e del minimalismo delle forme e degli spazi aperti. Lo studio e la passione gli permettono di ottenere un ottimo riscontro critico, da cui moltissime esposizioni a partire dal 2011: prende parte alla collettiva Omaggio a Giorgio Morandi presso lo spazio Wikiarte di Bologna; Milano lo vede protagonista presso lo Spazio Raw con la serie Assolo, con cui si presenta anche al MIA Art Fair di Milano.