Eni Marghera # 1

  • Carlo D'Orta
  • N. Inv. 296.16.14
  • Edizione 9 + 2 AP
  • Categorie: Architettura, Paesaggio

A partire dal 2013 Carlo D’Orta si dedica alla serie RefineArt attraverso la quale il fotografo sviluppa ulteriormente la sua riflessione sull’architettura, ponendo l’attenzione sui grandi complessi dell’industria pesante e rivalutandoli, parallelamente, in chiave artistica. È il titolo stesso del progetto a svelare questa duplice natura, a prima vista contraddittoria, ma ben esemplificata dagli scatti che vedono protagonista il sito Eni di Marghera. Adottando un formato orizzontale, D’Orta dà vita a delle vedute panoramiche di ampio respiro, in cui lo skyline industriale riesce a raggiungere una propria legittimazione estetica ed artistica. L’attenzione dell’autore si catalizza sulle qualità formali del monumentale impianto di raffinazione, nel tentativo di offrire all’osservatore suggestioni inaspettate. I luoghi immortalati, una volta decontestualizzati, divengono così scenari metafisici ricchi di reminiscenze pittoriche. Grazie anche alla saturazione di luce e colore, si perde volutamente ogni legame con la realtà di partenza e con la funzionalità intrinseca di queste architetture, nell’intento di reinvestirle di nuovi e più profondi significati.
Già fotografo per passione, nel 2003 D’Orta decide di approfondire le proprie attitudini artistiche. Frequenta corsi avanzati di pittura e fotografia presso la University of Fine Arts di Roma e lo IED di Milano: la sua tecnica fotografica subisce una completa trasformazione. L’artista inizia a dedicarsi a uno stile che tende all’astrazione e risalta l’importanza del colore, rendendo lo scatto molto vicino alla rappresentazione pittorica. Oggetto della sua fotografia è spesso un particolare architettonico, preferibilmente decontestualizzato, o ritratti deformati dai riflessi delle vetrate, centrali nelle due serie Berlino: il Bianco, il Grigio, la Luce e Vibrazioni. Nel frattempo matura una particolare inclinazione surrealista che trova massima espressione in Paesaggi Surreali: il movimento viene valorizzato con la particolare tecnica di specchi che deformano l’immagine. D’Orta torna, poi, all’attenzione per le forme e l’astrazione geometrica e nel 2013 avvia la serie (Re)FineArt, in cui ritrae grandi raffinerie e complessi industriali, qui rivalutati in chiave artistica. Torna di nuovo alla tridimensionalità con la serie (S)Composizioni. Tra il 2012 e il 2015 nasce la serie Liquidance, realizzata per l’Accademia Nazionale di Danza. Nel 2015 partecipa ad Arte Fiera (Romberg Arte Contemporanea Gallery). Nel 2016 partecipa al MIA Photo Fair con la personale Biocities II, Traslazioni e Vibrazioni - a cura di Italo Bergantini. Nel 2017 è al National Museum di Singapore con Italian Vibrations, col patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura a Singapore. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche come il Museo di Arte Contemporanea Palazzo Collicola, Collezione 2.0 (Spoleto) e l’istituto Italiano di Cultura a New York.
 Partecipa a numerosi premi nazionali e internazionali come il Sony World Photography Award, presenta le proprie opere in numerose gallerie pubbliche in Italia, Germania e a New York; sue interviste sono pubblicate su Artitude (2011), AdToday (2014), InsideArt (2016).