Brooklyn

  • Ivano Mercanzin
  • 2015
  • N. Inv. 306.16.11
  • Edizione 30 + 2 AP

Nel linguaggio comune New York è spesso ricordata come la ‘grande mela’. Questa curiosa metafora origina nel lontano 1909, quando Edward S. Martin, nell’opera The Wayfarer of New York, paragonò lo stato di New York a un albero di mele le cui radici affondavano fino alla valle del Mississippi e il cui frutto centrale aveva sede nell’omonima città. La definizione fu poi ripresa durante gli anni Venti dal cronista sportivo John J. Fitzgerald all’interno della rubrica Around The Big Apple, divenendo così celebre a livello globale.
New York è anche la caotica e caleidoscopica metropoli che ‘non dorme mai’, qui presentata come un groviglio di simmetrie, di grattacieli e di colori e colta attraverso dettagli iconici che raccontano le diverse anime della città. Una realtà urbana viva e vibrante che contemporaneamente raccoglie dentro di sé similitudini e contraddizioni, caos e quiete, luci ed ombre. Ivano Mercanzin instaura con questi luoghi un dialogo denso di sfumature narrative che, portando in superficie impressioni visive differenti, permettono all’osservatore di cogliere l’intimo e profondo legame che unisce il fotografo alla città. Passando da sguardi più ravvicinati a visioni d’insieme, Mercanzin mette a fuoco una personale dimensione emozionale, e al tempo stesso emozionante, di New York.
Ivano Mercanzin avvia il suo percorso artistico nel 2011 e il nuovo mondo della fotografia lo rapisce fin da subito. Luci e ombre catturano l’attenzione dell’artista, che decide di concentrarsi sulla tecnica del bianco e nero per ritrarre piccole e grandi storie: da un lato troviamo i racconti della campagna vicentina e dei suoi borghi, specchio di sentimenti semplici ma incredibilmente autentici e fondamentali per Mercanzin, che in queste terre è nato. Terra Madre, Notturno Vicentino e Le vite degli altri veicolano la memoria del suo passato, presente nell’artista in quanto ricordo indelebile, come una vecchia foto di famiglia. Lo spettatore, però, ha anche l’occasione di osservare la realtà di una grande metropoli come New York City, mondo più esteso e complesso, di cui l’artista riesce a catturare il profilo più umano e lineare nelle serie Subway e Faces of NYC. Nel veloce movimento della metropolitana è facile riconoscere lo scopo artistico di Mercanzin: inseguire tracce di vita, ritrarre una scelta nei visi dei passeggeri che, attraverso i loro gesti e l’uso attento del bianco e nero, diventano un quadro nel quadro: la complessità delle cose semplici, di una giovane donna che attraversa di fretta un ponte a Venezia, ma anche la pace di un anziano signore che riposa su una panchina. Critici e pittori hanno colto la sua profondità, tanto da aiutare il fotografo a realizzare mostre personali e partecipare a esibizioni collettive. Nel 2013 lo troviamo all’Art Caffè Letterario di Roma, presso il Punto Ottico Humaneyes di New York nel 2015, mentre il 2016 è l’anno della mostra Eurasia a Bangkok.