I rapaci di Domenico Ruiu

I rapaci di Domenico Ruiu

Come e quando ti sei avvicinato al mondo della fotografia?
«Mi sono avvicinato alla fotografia per riprendere gli animali e ancora adesso, se non ho questa intenzione, non esco neanche con la macchina fotografica. Non amo avvalermi di postproduzione o diavolerie varie, perché per me la fotografia è solo un mezzo per entrare a contatto con gli animali».

Di che cosa ti occupi nello specifico?
«Sono un esperto in materia di fauna e rivolgo la mia attenzione soprattutto ai rapaci, perciò mi ritengo un fotografo specializzato in questo settore. Per questa ragione nei rari corsi di fotografia naturalistica che organizzo, la prima lezione è sempre sul binocolo, strumento essenziale per instaurare un rapporto con i selvatici: solo in un secondo tempo insegno a fotografarli. Ho pubblicato una quindicina di libri sull'argomento, il più recente s’intitola Il fotografo dei rapaci ed è l’unico volume europeo da collezione che parla di natura; ha un formato 50x70 e pesa ben 7 kg. In questo libro ho raccolto il materiale di una vita trascorsa in giro per il mondo».

Sei partito dalla Sardegna, la tua terra, per poi guardare verso confini lontani, è così?
«Sì, in effetti ho esplorato l’Italia, parte dell’Europa e altre zone della Terra. Ho viaggiato molto, soprattutto negli anni scorsi, per realizzare gli ultimi capitoli del volume di cui ho già accennato. Sono finito anche in Alaska per l’aquila americana».

Le tue foto immagino abbiano anche uno scopo didattico…
«Assolutamente sì. Mi occupo personalmente di questo aspetto, nel senso che spesso e volentieri tengo delle lezioni nelle scuole a proposito degli animali e, per una migliore spiegazione, mi avvalgo dell’ausilio delle mie foto. Inoltre, ho collaborato con molte riviste di ambiente e natura come Airone, Oasis, Scienza&Vita e National Geographic. Una caratteristica importante del mio lavoro è che le mie fotografie sono scattate sul campo e non sono ritoccate».

Anche la lista delle mostre è fitta….
«Effettivamente ho realizzato diverse mostre: l’ultima, per esempio, è stata una personale intitolata Immagini in cui ho raccolto una quarantina di fotografie di animali ripresi nel loro ambiente. L’evento ha avuto luogo a Villanova Monteleone in provincia di Sassari, all’interno di un museo di fotografia che si chiama Su Palatu, molto conosciuto anche a livello europeo per la sua programmazione artistica di qualità».   
 
Veniamo alle foto di Alidem. Com’è avvenuta la preparazione agli scatti?
«Delle foto di Alidem quella che mi è costata più fatica è stata quella dell’aquila. Ci sono voluti due mesi e mezzo di lavoro, perché non riuscivo ad avvicinarmi al rapace. Per realizzare quella fotografia ho dovuto risalire il Gennargentu con gli zaini e tutto il materiale necessario, poi ho costruito un capanno in mezzo alla neve e alle rocce per attendere il passaggio dell’aquila. Alla fine ci sono riuscito ed il risultato mi ha ripagato di tutta la fatica impiegata».

E cosa ci racconti della pernice sarda?
«Mi piace molto la pernice, innanzitutto perché trovo sia un animale affascinante, ma anche perché rappresenta l’emblema dell’ambiente agro-pastorale che domina in Sardegna. Ho cercato di riprenderla in modo originale, infatti nella foto sembra quasi sia lei ad osservare me...»

Invece quali sono le differenze tra un cervo sardo ed uno comune?
«È da molto tempo che porto avanti una ricerca sul cervo sardo. Si tratta di una sottospecie del cervo nobile europeo, solo che mentre quest’ultimo è diffuso in tutt’Europa, il cervo sardo esiste solo in Sardegna e in Corsica. Rispetto a quello comune è più piccolo, ha un palco delle corna più ridotto ed è privo delle caratteristiche tipiche (corone, candelabri etc.). Inoltre, siccome è una specie a rischio di estinzione, è molto difficile da individuare. Anche in questo caso il mio lavoro è stato lungo e molto faticoso».

Ti è mai capitato di trovarti in situazioni pericolose?
«L’unica volta che mi sono trovato in difficoltà è stato quando sono stato attaccato da un’aquila reale. Non stavo neanche fotografando, ero in una fase di studio. In realtà l’ho vissuta come un’esperienza bellissima, tant’è vero che nell’introduzione al libro di cui ti parlavo, descrivo ciò che ho provato così: “….ricordo quando l’aquila reale mi ha attaccato e ho pensato: che bello, in questo momento si è accorta di me!”. So che può sembrare strano, ma ho pensato realmente questo!»

Il tuo lavoro ha ottenuto numerosi riconoscimenti da parte della critica e non solo….
«Credo di essere l’unico fotografo italiano a cui è stata conferita una laurea ad honorem per la ricerca fotografica. A giugno sono stato insignito del premio nazionale Le Gru che si tiene tutti gli anni a Valverde (CT) in occasione di un meeting fotografico che dura una settimana; l’obiettivo è riconoscere il lavoro di un maestro della fotografia italiana che si è particolarmente distinto nel suo genere e, siccome quest’anno avevano deciso di dedicare il premio alla fotografia naturalista, la giuria ha deciso di assegnarlo a me. Inutile dire che per me è stata una grande soddisfazione».

Progetti futuri?
«Ho in mente un progetto per il quale sto già raccogliendo materiale, ma mi sembra un po’ presto per parlarne».