Intervista a Thomas Salme

Come e quando è avvenuto il tuo approccio alla fotografia?

«Avevo otto anni quando mio padre cominciò a fotografare da semi-professionista nei dintorni di Stoccolma, il luogo in cui sono nato. È stato lui a trasmettermi questa passione che con il tempo si è unita a quella per gli aerei. Poi tra il 2006 e il 2007 ho iniziato a dedicarmi alla fotografia a tempo pieno e così sono nati i miei primi progetti».

Della tua “originale” esperienza da pilota ne hanno parlato i media di tutto il mondo, pertanto una domanda in proposito è quasi d’obbligo…

«Ho pilotato aerei per tredici anni senza brevetto. Mia madre è mancata quando avevo diciotto anni, ero figlio unico e mio papà aveva denaro a sufficienza per garantirmi solo la licenza per pilotare aerei di piccola dimensione. Siccome ho sempre mirato a qualcosa di più, ho cominciato a studiare da solo e ad impratichirmi la notte con il simulatore. A quel punto, nel 1997, ho creato una licenza finta, mi sono presentato ad un colloquio di lavoro per l’AirOne e, dopo essere stato messo alla prova, sono stato assunto in qualità di secondo. Tre anni dopo mi hanno promosso a capitano».

Così è cominciata la tua avventura da “pilota-pirata”…

«Ho volato per più di diecimila ore trasportando i passeggeri ovunque. Poi nel 2006 sono passato prima all’inglese Jet2 e quindi alla turca Corendon, fino a che, nel 2010, proprio mentre stavo per salire a bordo di un Boeing 737 di quest’ultima, sono stato arrestato dalla polizia. Mi rendo conto di essere stato fortunato, poiché sono riuscito a cavarmela con 2.000 euro di multa e la sospensione dai voli per un anno. Nonostante i giudici mi abbiano offerto la possibilità di superare i test per ottenere la licenza, ho deciso di dedicarmi esclusivamente alla fotografia e al cinema per sentirmi più in pace con me stesso».

Veniamo quindi alla descrizione delle foto di Alidem e partiamo da Swan Dance.

«Si tratta di una fotografia “rubata” a quella splendida città che si chiama Amsterdam. Risale al 2009, ovvero al periodo in cui volavo: spesso, una volta giunto nelle città di destinazione, vagavo con la macchina fotografica per coglierne gli scorci più affascinanti. Swan Dance è stata scattata in gennaio, in un’atmosfera di gelo, nebbia e neve.»

Interessante l’effetto mosso dei cigni di Swan Dance

«Interessante quanto semplice, poiché mi è bastato usare un’esposizione più lunga. Ci tengo a precisare che nei miei scatti non faccio ricorso a PhotoShop, mi limito solo ad avvalermi di alcune tecniche fotografiche particolari che mi consentono di ottenere effetti suggestivi». 

Cosa ci racconti invece di Antelope #2?

«Questa fotografia risale al 2012, anno in cui mi sono recato negli Stati Uniti per un mese e dieci giorni allo scopo di mettere a punto un progetto fotografico in proposito. Durante il mio viaggio ho visitato diversi stati - tra cui lo Utah, l’Arizona e il Colorado - e devo ammettere che l’Antelope Canyon mi ha colpito soprattutto per l’incantevole contrasto tra le luci del giorno e della notte».

Rimaniamo in ambito americano e parliamo di New York.

«New York è stata scattata nel 2006; mi trovavo nell’ufficio di un mio amico dotato di una vista meravigliosa sulla città e non ho potuto trattenermi dal premere il pulsante della macchina fotografica. La foto è leggermente desaturata, tuttavia non ho volutamente stravolgere il panorama drammatico che mi si è prospettato davanti, in quanto già incantevole di per se».

Dove si trova il Jackson Lake?

«Si trova nel Wyoming, nel sud del Montana, dove anche il famoso fotografo novecentesco Adam Ansel Adams era solito realizzare i suoi scatti in bianco e nero. Era maggio quando ho immortalato questo lago, mi sono alzato alle tre e mezza di notte per mettermi in viaggio e, una volta giunto a destinazione, ho scattato veloce una serie di foto per approfittare del momento di quasi totale assenza di vento. Non ho usato Photoshop, l’effetto specchiante che si è venuto a creare è assolutamente naturale. Io parto sempre dal presupposto che non è difficile scattare foto, ma è difficile trovare il punto di vista da cui scattare».


«Si tratta di uno scorcio del Canyonlands National Park nello Utah che viene scelto spesso come soggetto fotografico anche dai miei colleghi. Mi sono recato sul posto alle quattro di notte al buio, ho camminato a lungo e appena è sorto il sole ho scattato una cinquantina di foto per poi salvarne solo dieci, in quanto ben riuscite a livello di esposizione. È stato complicato realizzare questa foto, perché bisognava essere molto veloci a scattare per cogliere la luce giusta».

Terminiamo quindi con un’incursione nella nostra Italia: Campiglio.

«Nell’estate del 2007 mi sono recato in vacanza a Campiglio insieme ad uno dei miei tre figli. Ho portato la macchina fotografica e ho scattato diverse foto ad un paesaggio che mi ha emozionato profondamente, nonostante le nuvole grigie in lontananza».

Al momento a cosa ti stai dedicando?

«Al momento sto valutando l’ambientazione del mio prossimo progetto fotografico: la scelta verte tra l’Alaska e la Patagonia, visto che mia moglie è argentina. Inoltre, a breve uscirà la mia biografia in inglese scritta a quattro mani con Tom Watt, già autore nel 2004 di quella di David Beckham. Il volume s’intitolerà 13 years in heaven  e forse in Italia uscirà dopo l’estate».