Le geometrie colorate di Eric Dufour

Quando e come hai scoperto il mondo della fotografia?
«Innanzitutto devo dire che sono autodidatta. Ho iniziato a fotografare ufficialmente nel 2006, anche se sono sempre stato molto attratto da questo mondo. In gioventù ho viaggiato parecchio all’estero (Asia, Medio Oriente e soprattutto Mediterraneo), immortalando per lo più scene di strada e di vita quotidiana che mi hanno consentito di entrare in contatto con la popolazione locale. Poi nel 2006 ho acquistato la mia prima macchina fotografica che mi ha consentito di avviare la mia ricerca artistica. Ho ritratto paesaggi, animali e natura sempre per mezzo di un unico comune denominatore: il minimalismo, che caratterizza il mio stile sin dagli esordi. Oggi uso prevalentemente una 5D Mark II e degli obiettivi che vanno da 10 a 300 mm».

Qual è il tuo campo d’azione?
«Il mio terreno di caccia è rappresentato dalle principali capitali europee, in cui mi reco spesso durante l’anno. Ad attrarmi sono soprattutto l’architettura e la progettazione grafica. Costantemente alla ricerca del bello, amo seguire le curve, le linee, le diagonali, giocare con le simmetrie e scoprirne gli schemi ripetitivi. Mi piacciono le forme grafiche, geometriche, i soggetti dai colori accesi e le atmosfere minimaliste particolari».

Ci puoi descrivere le opere di Alidem per favore?
«Le 8 fotografie di Alidem tendono a fondersi con la grafica, come nella maggior parte delle mie opere. Sono state scattate tra il 2012 ed il 2014 in alcune grandi città europee, tra cui la mia adorata Berlino. La capitale tedesca mi piace soprattutto per la sua ricchezza architettonica e per la sua divisione in due: la parte occidentale - più tradizionale - e la parte orientale con il suo passato comunista. Oggi Berlino sta vivendo una vera e propria “primavera architettonica” che costituisce la gioia di molti fotografi, la mia compresa. Berlignes e Make up sono frammenti rubati ad alcuni quartieri berlinesi»

Invece Red Helix?
«Red Helix è stata scattata a Mâcon in Borgogna. Mi sono imbattuto in questa scala per caso e sono stato subito colpito dal gioco di colori e ombre che attribuisce volume alla composizione. Generalmente tendo ad essere molto attento alla fotografia grafica, la quale, per altro, richiede molta disciplina».

E cosa ci racconti di 
Miss Trottinette, Polychromie e Legos
«Miss Trottinette è stata scattata nel quartiere di Confluences a Lione, oggi in grande sviluppo: questa foto ha vinto numerosi premi in Francia e in Danimarca. Non ho fatto altro che ritrarre un piccolo gesto di vita quotidiana di cui mi sono innamorato a prima vista. Polychromie, invece, è stata scattata in Danimarca ed è la parete di un’industria in aperta campagna che racchiude tutti i miei elementi grafici preferiti: la simmetria e la sovrabbondanza di colori accesi. Infine, Legos è una foto scattata a Chalon sur Saône in Borgogna che anche questa volta è un luogo caratterizzato da colori accesi e da un minimalismo che hanno attirato molto la mia attenzione».

Secondo te, dove risiede l’originalità del tuo lavoro?
«Mi piace fotografare cose semplici, in grado però di proiettare lo spettatore in un universo invisibile che tento di esplorare grazie al mio obiettivo. Credo di aver messo a punto uno stile del tutto personale che – a giudicare da quanto mi dicono – è riconoscibile dalle forme geometriche e dai colori accesi che caratterizzano le composizioni. Il mio approccio fotografico è riassunto perfettamente da una citazione di Anne Geddes: “In fotografia, la cosa più complicata è raggiungere la semplicità”».

Il tuo lavoro ha ottenuto parecchi riconoscimenti sia in Francia che all’estero, è così?
«Sì, effettivamente il 2014 è stato un anno importante per me. Innanzitutto sono arrivato primo ad un premio per la miglior foto di architettura in Francia, un concorso riservato a fotografi professionisti; poi, dopo aver vinto il Premio Francia (Eisa Maestro), sono arrivato secondo all’edizione europea dello stesso. Questi ultimi due premi li ho vinti grazie ad una serie di 7 fotografie sul tema dell’architettura. Anche a Berlino e in Danimarca il mio lavoro è stato riconosciuto dalla critica».

A cosa stai lavorando adesso?
«Il lavoro di quest’anno vuole essere un consolidamento di quanto svolto negli ultimi 3 anni. Tuttavia, mi sto spostando gradualmente verso soggetti grafici urbani molto colorati, nel tentativo di riportare un po’ di gioia nella cupezza del mondo che ci circonda. E poi vorrei esplorare altre capitali del nord Europa per coglierne soprattutto il grande potenziale architettonico».