Viaggio in Italia. Intervista a Gianni Maffi

Quando è nata la tua passione per la fotografia?
«La mia passione è nata in adolescenza, poi è proseguita all’interno di studi tecnici che riguardavano soprattutto la progettazione di strumentazioni ottiche. In quell’ambito ho frequentato dei corsi di fotografia all’Istituto Galileo Galilei di Milano e a quel punto la passione per la fotografia si è trasformata in una professione».

Ci puoi raccontare qualcosa in più delle opere di Alidem?
«Le fotografie di Alidem sono tratte da due serie: una s’intitola Italian Memories ed è ancora in fase di ultimazione, l’altra s’intitola Elaion ed è in bianco e nero. Italian Memories, oltre ad essere il lavoro più recente, vuole essere una sorta di nuovo Viaggio in Italia a duecento anni dal libro di Johann Goethe, oppure una continuazione a distanza di trent’anni dal Viaggio in Italia organizzato da Luigi Ghirri insieme a quel gruppo di grandi fotografi che ha dato il via alla famosa Scuola di Paesaggio Italiana. In questa serie ritraggo monumenti e scenari molto noti in Italia, utilizzando una tecnica del tutto personale e distribuendo il colore in maniera particolare».

Per caso la tua tecnica ha qualche rimando concettuale?
«Sì, il rimando concettuale è rappresentato proprio dal colore desaturato che mi consente di palesare la mia personale visione del paese in questo preciso momento storico. In ogni scatto, infatti, cerco di mettere in risalto la bellezza del nostro patrimonio artistico e paesaggistico, ma allo stesso tempo tendo ad avvolgere i soggetti raffigurati in un grigiore che ne oscura lo splendore».

Quale sarebbe dunque il significato di questo grigiore?
«La velatura grigia che avvolge i soggetti non è altro che il simbolo del periodo di crisi di valori che stiamo attraversando e del totale diffuso disinteresse nei confronti dello straordinario patrimonio storico-artistico e ambientale di cui disponiamo. Spesso non sembriamo in grado di valorizzare un territorio che possiede tutti i requisiti per essere considerato tra i più importanti al mondo».

Torniamo alle altre foto di Alidem.
«Come ho già accennato, l’altra serie s’intitola Elaion, un termine che deriva dal greco classico e che significa “olivo”. Si tratta di un lavoro che sto portando avanti da un paio d’anni e che riguarda le piante d’ulivo fotografate in zone di particolare interesse storico-archeologico: alcune per esempio sono state scattate nella Valle dei Templi di Agrigento, altre a Pont du Gard in Francia (in prossimità dell’acquedotto romano) e altre ancora a Villa Adriana di Tivoli».

Dunque, verso quale obiettivo si è spostata la tua ricerca in questo caso?
«Così facendo ho voluto indagare il tema della memoria culturale della civiltà mediterranea, di cui l’ulivo ne rappresenta un po’ il simbolo. Le forme che caratterizzano questi alberi, possono essere paragonate alle difficoltà dell’imporsi della civiltà, soprattutto in un periodo come quello attuale in cui si stanno compiendo barbarie atroci non lontano da noi».

Nelle tue foto i soggetti sembrano quasi fluttuare nell’etere…
«É vero, molti critici d’arte hanno riscontrato questa peculiarità. La sensazione di sospensione scaturita dalle mie immagini rispecchia l’atteggiamento poetico che adotto nei confronti della realtà fotografata di volta in volta. Quando scatto una fotografia, mi interessa sia documentare la realtà, sia interpretarla secondo una poetica personale e precisa. Tale sensazione di sospensione non è altro che il frutto del mio modo originale di scattare».

In definitiva, sembra tu dia vita a dei racconti a cui ancora non è stato messo un punto...
«Esatto. Nello specifico credo la fotografia abbia un compito ben preciso: mantenere la memoria storica del territorio per registrarne le modifiche nel tempo. Per me la fotografia è un linguaggio, un mezzo espressivo che si differenzia dagli altri per il suo rapporto diretto con la realtà».

Progetti futuri?
«In questo momento mi sto dedicando a un progetto sul paesaggio agricolo della zona compresa tra Milano e Pavia, il quale prossimamente sarà esposto in un museo di recente apertura dedicato a tematiche analoghe. Inoltre, da parecchio tempo sto lavorando ad un altro progetto a proposito del paesaggio alpino. Il titolo della serie è Sguardo Verticale, consiste in una serie di foto scattate in verticale, per l’appunto, e riguarderà alcuni gruppi montuosi delle Alpi».